Costa d’Avorio

Morondo, 02 settembre 2019

 

Carissimi amici della diocesi di Milano. Mi è stato chiesto di spedirvi un messaggio in occasione dell’ottobre missionario straordinario.

Ogni anno la Chiesa dedica il mese di ottobre alle missioni. Perché quest’anno si parla di ottobre missionario straordinario? Che cosa lo rende straordinario? Si tratta di un anniversario! È il 100° anniversario della lettera Apostolica “Maximum Illud”, scritta da papa Benedetto XV. Uno dei primi documenti ecclesiali che parla della missione della Chiesa, e di come questa sia essenziale per la Chiesa stessa. Una Chiesa che non è missionaria NON è Chiesa. L’obiettivo di Benedetto XVI non era solo quello di sensibilezzare la Chiesa alla missione universale, ma anche quello di “purificare” la missione della Chiesa. Infatti, gli anni in cui i primi missionari partivano per raggiungere popoli lontani, che non avevano mai sentito parlare di Gesù e del Vangelo, erano anche gli anni in cui la politica coloniale dei paesi occidentali andava per la maggiore. La “sete” di espansione e di materie prime a scatenato una vera e propria corsa e competizione verso la conquista di nuovi territori. A quell’epoca, spesso e volentieri, un missionnario che doveva andare in missione si puo’ dire che era obbligato ad imbarcarsi sulle navi dei coloni, per il semplice motivo che non ce n’erano altre. Quando la nave duque arrivava a destinazione, due categorie di persone sbarcavano: i coloni, che avevano l’intenzione di conquistare; ed i missionari, che avevano l’intenzione di evangelizzare. Le due identità si erano “mischiate” creando non poca confusione e soprattutto “inquinando” quella che doveva essere la vera missione della Chiesa, ovvero l’evangelizzazione. Con grande coraggio ed altrettanta fatica, Benedetto XV a riconosciuto, denunciato e cominciato a smantellare questo errore, difetto o “malattia” che dir si voglia.

Io concentrerei la nostra riflessione su questi due verbi: sensibilizzare e purificare. Come ho cercato di spiegare nella breve itroduzione che ho appena fatto, si puo’ dire che questi due verbi manifestano i sentimenti che hanno portato Benedetto XV a scrivere la sua lettera Apostolica sulla Missione della Chiesa. Credo che questi stessi sentimenti dovrebbero animare un serio esame di coscienza alla Chiesa di oggi e perché no, anche ad ogni singolo cristiano.

Sensibilizzare.

            Il titolo di questo ottobre missionario straordinario è: “Battezzati e inviati”. Cio’ che ci rende missionari, e che ci dà ufficialmente il mandato missionario, è il Battesimo. Attenzione! Non è il sacramento dell’ordine (preti – vescovi), o i voti religiosi (suore – frati), che attribuiscono a qualcuno l’identità ed il mandato missionario: è il sacramento del battesimo. Questo ottobre missionario straordinario dovrebbe innanzi tutto sensibilizzare ogni singolo cristiano ed aiutarlo a riscoprire la sua vocazione battesimale e missionaria. Sì, perchè battesimo e missione sono due facce della stessa medaglia. Non puoi essere battezzato e non essere missionario! Il compito essenziale della nostra missione è annunciare il vangelo e testimoniare Gesù Cristo là dove siamo chiamati a vivere. In casa mia, nel mio luogo di lavoro e negli altri ambienti in cui vivo, non devo aspettare che qualcun altro venga ad annunciare il vangelo e testimoniare Gesù Cristo. Sono io che devo farlo. Sono io che sono stato “mandato” lì, proprio per compiere questa missione!

Il nostro esame di coscienza dovrebbe cominciare da qui. So di essere un missionario? Sto vivendo la mia vocazione battesimale, e quindi missionaria? Sto annunciando il vangelo e testimoniando Gesù Cristo nei luoghi in cui vivo? Se la risposta a queste domande è “NO”! Datti una mossa! Cosa aspetti a cominciare? Forse prima avevi la scusa che non lo sapevi, ma ora lo sai! È arrivato il momento di cominciare! Mentre se la risposta è “SÌ”, vuol dire che puoi avanzare nella nostra riflessione e passare al punto successivo, ovvero la “purificazione”.

Purificare.

            Come dicevamo poco fà, la preoccupazione di Benetto XV era quella di purificare l’opera d’evangelizzazione dall’opera di colonizzazione, perché la seconda, “inquinava” la prima. Se siamo già missionari e viviamo pienamente la nostra vocazione battesimale. Se stiamo già evangelizzando, anche noi dobbiamo condividere i sentimenti di Benedetto XV e purificare la nostra opera evangelizzatrice. Certamente noi oggi non dobbiamo purificarla dallo spirito coloniale ma da altri “spiriti” che comunque inquinano l’opera evangelizzatrice. La vanità, per esempio. Con il pretesto di rendere un servizio alla Chiesa, in realtà mi sto “pavoneggiando”. Mi piace mostrarmi davanti alla gente e essere ammirato dagli altri. L’orgoglio. Da tanti anni occupo questo posto nella Chiesa e rendo questo servizio alla comunità cristiana. Non posso tollerare che un’altro prenda il mio posto o mi affianchi per “farmi ombra”. È cosi’ che assumo certi atteggiamenti o linguaggi che scoraggiano chiunque avesse l’intenzione di collaborare in quel determinato ambito di evangelizzazione, costringendolo ad andarsene. L’ipocrisia. La vocazione missionaria che ho ricevuto con il battesimo mi chiede di annunciare il Vangelo: quanto tempo trascorro con il vangelo in mano? Come posso annunciare cio’ che non conosco o che conosco appena? La stessa vocazione mi chiede di essere testimone di Gesù Cristo. Come e quanto coltivo la mia relazione con Lui? Come posso essere testimone di qualcuno che conosco appena? Com’è il mio rapporto con i sacramenti? Dato che sono il “luogo” preferenziale dell’incontro col Cristo risorto? La lista potrebbe continuare all’infinito. Cio’ che è importante è che ogni singlo cristiano, personalmente, cosi’ come ogni singola comunità: parrocchia, diocesi, gruppo o movimento che sia, deve sentire questo desiderio di “purificazione” della propria vocazione. Questo “sano” desiderio ci aiuterà ad impegnarci in un serio esame di coscienza, che a sua volta dovrebbe aiutarci a cominciare un altrettanto serio cammino di conversione, perchè la vocazione che Dio ci ha affidato resti sempre pura ed autentica! Il missionario non è colui che predica per far convertire gli altri. Il missionario è colui che per primo si converte ed è cosciente della sua necessità di conversione! Solo questo lo libererà dall’ipocrisia.

Vorrei concludere ricordando che nei documenti preparatori di questo evento viene detto chiaramente che “al cuore di questa iniziativa, che coinvolge la chiesa universale, ci sarà la preghiera, la testimonianza e la riflessione!”. (Lettera del Cardinal Fernando Filoni ai Vescovi Ordinari del 03 dicembre 2017). Sicuramente a livello diocesano e parrocchiale ci saranno iniziative che ci aiuteranno a vivere i tre valori proposti e citati qui sopra. Io pero’ inviterei ciascuno di noi, ad impegnarsi a vivere anche e soprattutto a livello personale i valori sopra citati!

Mi auguro proprio che questo evento non resti una pura formalità come tanti altri eventi, ma ci aiuti a riscoprire le bellezza della nostra vocazione cristiana/missionaria. Noi siamo dei privilegiati: scelti, “battezzati e inviati” da Dio. Questo deve essere per noi fonte di gioia, ma deve anche risvegliare il nostro senso di responsabilità!

Buon ottobre missionario straordinario a tutti voi.

Ciao. Romano.

P.Romano Stucchi, PIME