“Come se vedessero l’Invisibile”

Nel mese missionario straordinario dell’ottobre 2019 indetto da papa Francesco, ricordiamo il centenario della pubblicazione della Lettera apostolica Maximum Illud (30 nov. 1919) con cui Benedetto XV volle dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Una data speciale che diventa una occasione per interrogarsi sul nostro stile di vita cristiana.

Senza pensare direttamente alle missioni nei paesi esteri, c’è una testimonianza e annuncio che sempre ci interpella. Papa Francesco ci invita a confrontarci: «Anche in questa epoca la gente preferisce ascoltare i testimoni:” ha sete di autenticità […] reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile”». (Evangelii Gaudium 150). Testimoni di una familiarità e conoscenza del Signore che attraversa la quotidianità con i suoi eventi, incontri, gioie e prove.

San Francesco aveva questo sguardo raffinato, ha saputo scorgere la mano del Padre che lo accompagnava e nel suo Testamento lo ha manifestato come una preziosa eredità: «Il Signore dette a me, frate Francesco, d'incominciare a fare penitenza». Francesco riconosce che il suo percorso di conversione è cominciato con una chiamata del Signore, è Lui che l’ha attirato per aprire i suoi occhi sulla verità della vita che stava conducendo. Come? Non è stato un angelo o un’apparizione, ma un incontro, l’incontro col lebbroso: «quando ero nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo».

Attraverso questo semplice evento della sua giovinezza che gli permette di uscire da sé stesso, Francesco ritrova il vero volto di sé, scopre che i piaceri che lo attiravano non potevano soddisfarlo pienamente e sperimenta una nuova dolcezza. La gioia che dà il Signore non ha paragoni, è semplice, ma totalizzante, e sa trasformare in dolcezza le amarezze della vita.

Grazie a questo sguardo contemplativo sviluppato nella relazione profonda con il suo Signore con cui discorreva e dialogava come Amico, riusciva a contemplare il Creatore nelle sue creature, nelle cose belle riconosceva la Bellezza somma e così di lui dicevano i biografi: «Attraverso le orme, impresse nella natura, segue ovunque il Diletto e si fa scala di ogni cosa per giungere al suo trono» (FF 750). Tutta la sua vita è stata una testimonianza dell’Altissimo, perché manifestava chiaramente l’Amore più grande di cui era invaso.

Fortunati noi che godiamo dell’esempio di tanti amici che hanno percorso la via della santità! Siamo esortati a continuare il nostro cammino interrogandoci sulla qualità della nostra fede, per guardare tutto e tutti da un punto di vista più alto. Questo ci fa cogliere la vita come un’occasione preziosa: «Si tratta di imparare a guardare, riconoscendo che nello svolgersi dei giorni, scorre la vita di Dio, che il tempo e la storia sono il luogo in cui riconoscere l’agire misericordioso della Trinità… tocca imparare lo sguardo della contemplazione che permette di riconoscere nell’Eucarestia la presenza viva del risorto, di guardare la sinfonia della santità, la comunione della Gerusalemme nuova come vedendo l’invisibile». (Michele Gianola)

Con questo sguardo sulla vita la gioia del Vangelo riempie il cuore e sgorga traboccante in un annuncio che attrae e coinvolge.