Questa volta la testimonianza arriva da una congregazione contemplativa che lancia anche un invito

Carissimi giovani,

vi scriviamo dal nostro  monastero al Sacro Monte di Varese. Da qui lo sguardo si incanta nel vedere i laghi, la pianura, le luci dei centri abitati … e ora ci sembra di vedere anche voi, di sentire le vostre voci animare la città.

Tutto questo ci interroga: come noi, dalla clausura, testimoniamo il Vangelo ? Come portiamo l’annuncio? Come vi siamo vicine ?

Non  certo USCENDO per le strade … ma ENTRANDO nelle profondità del nostro cuore, purificandolo nell’ascolto assiduo della Parola, facendolo ardere d’amore per ogni creatura, aprendolo alla bellezza a volte “faticosa” della vita fraterna, dell’uniformare in coro le nostre voci per cantare le lodi del Signore.

Solo così, con questa esperienza polifonica nella quale conversione del cuore, carità, bellezza, canto, lavoro, si armonizzano, possiamo fare scorrere nella Chiesa la gioia dell’annuncio, il desiderio di amare quel Dio che non si stanca di amarci per primo.

Sentiteci vicine. Vi accompagniamo con questa antica preghiera:

 

Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani

per fare il suo lavoro oggi;

Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi

per  andare agli uomini oggi;

Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra

per annunciare il suo Vangelo oggi.

Noi  siamo l’unica Bibbia

che tutti gli uomini leggono ancora.

Noi siamo l’ultimo appello di Dio

scritto in parole e opere.

 

 

Chiudiamo con un desiderio (folle ?): sarebbe bello se qualcuno di voi venisse quassù a raccontarci come ha vissuto questa entusiasmante esperienza che state vivendo.

 

 

A presto, vostre Romite Ambrosiane.